Scacciata dal paradiso, Gianna Manzini torna in libreria

Scacciata dal paradiso è il titolo di un testo di Gianna Manzini (Pistoia 1896 – Roma 1974) apparso sul “Corriere della Sera” il 1° giugno 1963 nella rubrica settimanale La donna e il mondo. Il volume omonimo curato da Sarah Sivieri e appena pubblicato da Hacca edizioni raccoglie più di trenta scritti di costume e di moda che l’autrice pubblicò su giornali quotidiani e riviste, o lesse alla radio, tra gli anni Quaranta e i primi Settanta.
L’articolo del 1963 è senz’altro rappresentativo dello stile e dei temi cui la scrittrice si dedicava in questo particolare genere d’interventi rivolti per lo più (ma non solo) alle donne. Vi si trova infatti un ritratto significativo della condizione femminile qual è e quale dovrebbe essere in una società italiana non ancora del tutto ammodernata: “In ogni campo, oggi, la donna aspira a esistere, non in quanto idolo, ma per un lavoro, per una professione, per un ardimento, per una capacità”.
Gianna Manzini proseguì per molti anni questa attività di cronista e commentatrice, nutrendone la sua scrittura letteraria, firmandosi Pamela su “Oggi” (1939-1942) e Vanessa sulla “Fiera letteraria” (1946-1966 con una pausa nel 1963), testi questi ultimi raccolti nel volume La moda di Vanessa, curato da Nicoletta Campanella per Sellerio nel 2003.
Il libro stampato da Hacca propone con merito una serie di contributi mai più editi dopo la loro prima apparizione, divisi in tre sezioni secondo un criterio sostanzialmente tematico: nella prima, “Ieri e oggi”, si propongono notazioni sociali e di costume; quella centrale è intitolata “Dalla parte di lei” in omaggio ad Alba De Cespedes e comprende brani più specificamente rivolti alle donne; in “Fiere di vanità” si legge invece di alcune credenze e usanze del ’500 e ’700, cronache apparse su “Oggi” all’inizio degli anni ’40.
Sono degni di nota non solo gli scritti manziniani ma anche la prefazione di Bianca Garavelli, intitolata Una donna che non sa ballare, e la corposa postfazione della curatrice Sarah Sivieri, alla quale la stessa prefatrice riconosce “dedizione più che cura”. I due testi incorniciano il volume aprendolo e chiudendolo sotto il segno di una simile immagine di bellezza: secondo Bianca Garavelli, nella ricerca della scrittrice “la bellezza diviene premio delle proprie aspettative verso il mondo, e di una prospettiva aperta e gioiosa nel viverlo”; la curatrice evoca invece la bellezza del lavoro creativo che Manzini, citando Rimbaud, così riassunse in Aria di Positano (uscito sulla “Fiera letteraria” del 1955): “che libera ricreazione della fantasia [...] diventa un lavoro, quando ha qualcosa del giuoco infantile e al tempo stesso ferma le immagini intensissime di questa notturna vacanza che è il sogno, recuperandone la straordinaria vitalità”.
A Sarah Sivieri si deve soprattutto il reperimento dei testi e la non facile scelta di quale versione pubblicarne, tra le molte rintracciate nelle carte del Fondo Manzini conservate presso la Fondazione Mondadori di Milano, dove si conservano in molti casi manoscritti, dattiloscritti e ritagli del medesimo testo.
In questo stesso fondo è conservato anche il diario della scrittrice: nella postfazione si riporta da questo quaderno una sua fulminante autodefinizione di “vera palombara della vita minima” (alla data del 13 gennaio 1968). E fu con tale spirito di “palombara” che Gianna Manzini seppe indagare in articoli votati alla frivolezza quegli aspetti della vita umana che possono “suscitare appena una immagine dimostrativa” (come si legge in Un silenzio che non è d’oro, del 1948).
L’attenzione della scrittrice è rivolta a tutte le tappe dell’esistenza intima e sociale, dalla giovinezza alla maturità: per il primo insieme si vedano, tra gli altri, Ragazzi, testo del 1942, il ballo in Motivi del 1958 e Come vedo i giovani d’oggi del 1956, che si conclude con un’esortazione rivolta agli adulti affinché non trascurino i giovani dal momento che “Il sole si leva dove loro appuntano lo sguardo”; per il secondo sono molti i passaggi che rimangono nella memoria del lettore, come il breve ritratto del padre – cui l’autrice dedicò uno dei suoi libri più noti, Ritratto in piedi (1971) - in Questi genitori o il racconto degli accidenti sentimentali e della morte della zia Ersilia (in un testo del 1951): sguardi retrospettivi ma vitali, culminanti in Ieri e oggi: una lettera del 1972, in uno stile che vale quello dei migliori romanzi manziniani.

c. p.

L’indice del volume:
Prefazione di Bianca Garavelli
Nota al testo

IERI E OGGI
Come vivere?
Motivi
Il regalo è una spia
Ragazzi
Come vedo i giovani d’oggi
Questi genitori
Decadenza della conversazione
Letture di oggi e di ieri
Ieri e oggi: una lettera

DALLA PARTE DI LEI
Le indossatrici
La prova
Capriccio intorno al ventaglio
Rosso
Mia zia Ersilia
Disavventure di Berenice
Vanno a farsi belle da Antoine
Un silenzio che non è d’oro
L’amante perfetto
Gli eterni scontenti
Scacciata dal paradiso
Morte di Cenerentola
La condizione di arricchite

FIERE DI VANITÀ
Misfatti e prodigi della vanità
Antiche fiere di vanità
Curiosità
Il Cavaliere della gatta
La moglie di Bellincion Berti
Il trucco e il ritratto
Difficile vita del cosmetico
Popolana d’altri tempi
Preoccupazioni di antichi ballerini
Il credenziere di buon gusto
Antiche languenti
Latte dividiti

Postfazione di Sarah Sivieri