Viola
di Barbara Buoso
Sì, è il bracciale che avevo scelto per me.
Che avevo visto un sabato pomeriggio circa due anni fa, anzi, esattamente due anni fa.
Due anni il due giugno.
Io non volevo nemmeno entrare in quel negozio, anche se ci passavo davanti tutte le sere.
Nemmeno li ricordo i pensieri che pensavo in quel periodo, certamente il solito senso di inadeguatezza che provo nei confronti di qualunque forma di bene.
Ricordo chiaramente l’imbarazzo provato nel provarlo, sì, mi aspettavo molto da quell’oggetto, gli ho conferito un’enorme importanza.
“Ecco, questo è una manetta, è forte, e diventerà tutt’uno con te”.
L’ho amato da molto prima.
Mi affascinava la sua forza dignitosa, regale.
Non lo so, ho in mente un libro, “una sbarra di metallo che, piegata a cerchio, oppone resistenza finché non la si è saldata. In questo momento, nell’estrema resistenza, ottiene la sua forma più distesa, l’estrema distensione, nello sforzo estremo.
“E qui soltanto”.
È un testo del 1950, di un’autrice tedesca, che non sto qui a citarvi, tanto ha importanza solo per me.
Avevo in mente questo quando l’ho comprato per me.
L’estrema distensione.
Che è poi il nostro porci davanti alle persone che diciamo di amare.
Anche se io, lo ripeto, avevo in mente me — stranamente — quando lo acquistai.
Sì, pensavo agli sforzi che avevo fatto per uscire in mezzo alla gente, per camminare per strada.
Camminarle le strade è faticoso.
E proprio perché l’ho voluto tantissimo l’ho regalato a lei.
Proprio perché l’ho amato, e lo amo tutt’ora.
Parla per me, parla di me.
Ma è come lo sento io che lo rende speciale, non certo come lo sente lei.
Non è così?
Mai ho pensato, ripensato di ricomprarlo per me, no, perché il mio privarmene lo rende unico.
Ci si sacrifica per amore.
Sì, non è il solo bracciale che ho regalato.
Quello là però rimane il mio, che ho dato a lei.
Non è il suo, ma il mio per lei.
Gli altri appartengono a chi li ho regalati.
Mi fa ridere l’atteggiamento di chi, dopo anni e anni ancora continua a prendersela, a incazzarsi perché non è abbastanza importante.
Sono stufa di avere a che fare con gente mediocre, qualunque.
Ho il diritto di vivere nel passato, se non mi impedisce di vivere le mie giornate, fare il mio lavoro, essere un riferimento.
Non ho più bisogno di comprare un saluto, no, né posso soffrire più il dare facendo finta di…
Sono stufa di quelli che ti amano a condizione che.
Facile amare, essere ricambiati, appagati.
Io ti do questo, tu mi dai quello.
Sono patti.
O non ci va di ammetterlo?
Quanti se la sentono di amare una persona senza avere in cambio qualcosa?
Provate ad amare così tanto qualcosa, qualcuno, da lasciarlo a qualcun altro.
Nello sforzo estremo.
Scheda dell’Atto impuro
- DATA PUBBLICAZIONE:
- 19 giugno 2012
- CATEGORIA/E:
- Azioni
- TAG:
- Barbara Buoso, racconto, Viola
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