Il modello cosmologico standard è sopravvalutato (parte 10)
di sj/damo

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Ero un astrofisico.
Avevo fede nelle teorie unificate sotto il modello cosmologico standard.
Mute di equazioni come segugi inseguivano il frullio delle particelle, dei neutroni, a ritroso fino all’istante immediatamente successivo al big bang.
Equazioni mute tracciavano le armoniche della radiazione cosmica di fondo.
Nel nulla del vuoto del nulla di infiniti punti… e virgole!, virgole e punti!, che sono puri concetti — lo insegnano a scuola! —, Concetti e Concette, punti e virgole insomma, parlavano del più e soprattutto del meno, forse anche del per.
Può darsi che in seguito a un litigio, di concetto, o a un’incestuosa gang bang… forse Concetta – virgola! – non si concesse a Concetto — punto! — e quest’ultimo, punto, si adirò ed esplose, producendo il big bang. Concetto, che significa ‘concepito’, sebbene non ci fosse alcuno a concepirlo, concepì, partorendo la materia.
Ma adesso dubito e temo che abbiamo trasferito il processo scientifico all’oggetto del processo, creando un meta-processo: come invertire i cavi quando stai ricaricando la batteria dell’automobile. Noi siamo dei cripto-creazionisti! Da un concetto alla materia non è come dire… dalla mente di Dio all’universo di stelle?

Io abiuro, abiuro, abiuro.
Ero un astrofisico. Imputatemi di abuso della credulità popolare. Coi tempi che corrono, me la cavo come minimo con una prescrizione.