Cronoterapia
di sj/damo

… Poi lo squarcio nella pancia si allargò formando un cerchio perfetto e il cielo divenne rosso sputando nuvole a fiotti da dietro le colline. I bordi del cerchio cominciarono a pulsare. Il corpo divenne molle e liquido, i piedi si fusero in una pinna di squalo rocciosa con striature di muscolo e sporgenze di osso come vertebre e costole sotto la pelle liquida e luminosa come quella di un feto. Caddi all’indietro sul prato, i fili d’erba crebbero viola e folti dentro il buco. Il bianco divenne nero e il verde delle foglie e degli alberi assunse differenti gradazioni di rosso. Il paesaggio si stampò nell’iride come un fotogramma virato in seppia e il sole divenne un enorme abbacinante bassorilievo nel cielo rosso-venoso. Le mani si squarciarono mutandosi in gomitoli carnosi. Le labbra esplosero come palloni si staccarono e squarciarono a larghi morsi il petto trasformando la scatola toracica in un’astronave millenaria seppellita nel deserto. Gli occhi esplosero scintillando nell’aria e il tremolio aereo si diffuse all’orizzonte creando un sciame di falene che si dissolsero fulminate dalla luce. Pelle, muscoli, braccia e interiora si squagliarono in fango. Nelle orbite crebbero due farfalle che sbatterono le ali striati di porpora spegnendosi. Il buco pulsante si mangiò i genitali. Quando il rumore del vento coprì gli ultimi sfilacci della mia voce il mondo fu cancellato. Rimasi sospeso nel bianco perfetto e totale. D’un tratto il mondo si ricompose come sfracellato in un grandioso collage di tempere e oli su tela. I pixel del mondo cominciarono a pulsare ed emettere bagliori di ogni colore e forma. Poi il mondo ricomposto fuggì via nel cosmo e galleggiai nel nero più fermo. Rividi l’enorme palla del sole a pochi centimetri da me divorare tutto il nero. Poi il nero fagocitò il sole, lo vidi a centinaia di migliaia di anni luce da me, unica stella nel cielo. La sua luce malferma disse qualcosa che non compresi. Infine, con infinite e discrete linee di suture su tutto il corpo, caddi in piedi su una superficie simile al suolo, indistinguibile da tutto il resto del nero. Disturbato da un ronzio nelle orecchie chiusi gli occhi talmente forte che piansi sangue.
Crollai a terra e mi addormentai.

[2004-2011]