Il regolamento dei conti (Interludio 1)
di sj/damo

Io non esisto ancora. Nessuna professione, nessun amore, nessun desiderio, nessuna speranza, nessuna ambizione e nemmeno egoismo. Ho come sulla lingua un sapore dolce e aspro di fica e solo voglia di estorcerne il lascito via dalle papille e farmi un aerosol al cortisone. Devo averne parlato col medico, ma temo di aver bisogno di una visita specialistica dallo psiconeuroendocrinoimmunologo. I tormenti all’apparato gastrointestinale s’accompagnano a una flogosi epidermica; iniziata con lievi increspature della pelle, prosciugata dall’interno, che avevano prodotto esfoliazioni e lievi smottamenti ben visibili, nonché essudazioni proteiche nella zona retroauricolare, si è estesa al cazzo, il mio manico pensante.
Io dovrei essere bellissimo e trasparente. Lucido, smaltato, smagliante privo di smagliature. Invece la mia non esistenza in vita produce intoppi e il corpo si guasta, producendo di buono soltanto liquido seminale; è un guscio vuoto che non riesce a sintonizzarsi sulla giusta frequenza. Il disturbo produce la malattia; la malattia conduce alla morte. Ne ho avuto la prova l’altro giorno, per almeno cinque secondi la mia mente non è riuscita a coniugare il gerundio di corrompere: corruttendo, no, com’è, accidenti? Corrugando? Mi sto davvero corrompendo!
Le parole dei medici mi fanno venire voglia di aprire crani e defecarci dentro. Dovrei piuttosto mandare il curriculum alle decine di nuove aziende nate grazie al nuovo business delle raccomandate terminali. Alcune forniscono supporto logistico a privati o altre aziende clienti; altre stanno implementando servizi di engineering per tradurre il sistema su scala industriale ed esportarlo all’estero, magari in franchising. La mia laurea è un foglio di via: farei meglio a candidarmi come necroforo o movimentatore di cadaveri – ho già fatto esperienza con i cassonetti della differenziata, è sul mio curriculum –, ma penso che dedicherò i prossimi giorni a compilare liste di proscrizione. Inizio domani.